Dalle nuvole di gas alle stelle, un team inter___onale di astronomi consegna venerdì con il catalogo PHANGS-MUSE di 19 galassie vicine alla nostra, un’immagine di precisione senza precedenti di vivai stellari.

Questo è il risultato di una campagna, iniziata nel 2017, per osservare le galassie situate, per le più lontane, a circa 60 milioni di anni luce, e per le più vicine solo 5, ovvero i sobborghi esterni della nostra Via Lattea.

“Ci dà per la prima volta una visione delle galassie che formano le stelle nell’Universo vicino, a un livello di dettaglio che ci permette di guardare le entità in cui si formano queste stelle, le nuvole di gas”, spiega ad AFP Eric Emsellem, astronomo dell’Osservatorio europeo meridionale (ESO), che co-pilota la campagna.

Come NGC 4303, chiamato anche M61, che estende i suoi lunghi bracci di galassia a spirale, in una sinfonia di colori arancio-marroni per le nubi di gas, che diventano dorati dove nascono le stelle, a miliardi, e bluastri dove invecchiano.

– MUSA –

Lo strumento MUSE, uno spettrografo installato sul Very Large Telescope dell’ESO in Cile, ha svolto un ruolo importante nella campagna di osservazione. I suoi dati, tra cui più di trentamila immagini di nebulose di gas caldo e 15 milioni di spettri, saranno messi a disposizione della comunità scientifica nei prossimi giorni.

L’obiettivo è cercare di capire “cosa innesca o inibisce la formazione di stelle in un luogo della galassia”, continua Eric Emsellem, distaccato dal Centro di ricerca astrofisica di Lione.

MUSE è un programma della collaborazione inter___onale PHANGS, che riunisce scienziati di diversi continenti, che mira a studiare le diverse fasi del ciclo barionico, quello che dà origine alla materia delle stelle.

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Il programma beneficia del contributo di due strumenti essenziali, il radiotelescopio ALMA dell’ESO e il telescopio spaziale Hubble.

Tutto ciò permette di “ricostruire il film” della creazione stellare, secondo Eric Emsellem, grazie al numero di galassie osservate.

Con ALMA, gli astronomi vedono il gas freddo che condensa e forma il gas molecolare, il “carburante” della formazione stellare.

– “Bolle di gas” –

Con MUSE, “vediamo le fasi successive, quando le nubi di gas creeranno un grande ammasso di stelle”, il più grande dei quali evolverà molto rapidamente, “nell’arco di qualche milione di anni”, e alcune esploderanno, espellendo gas. “Vediamo queste bolle di gas che si aprono e ridistribuiscono la materia”, nello spazio circostante.

Il MUSE vede quindi gas caldo, stelle giovani e stelle vecchie. E con Hubble, che ha un potere risolutivo maggiore, iniziamo a identificare ammassi stellari e vediamo bolle di gas e polvere, con una risoluzione inferiore a 30 anni luce.

La massa di dati forniti, tra cui temperatura, densità, composizione chimica di stelle e gas, alimenterà un flusso di articoli scientifici negli anni a venire.

In attesa di nuovi strumenti che aiutino a capire meglio come nascono le stelle.

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Perché “la risoluzione della mappa che produciamo (con PHANGS) è appena sufficiente per identificare e distinguere le nuvole che formano le stelle, ma non abbastanza per vedere cosa sta accadendo in dettaglio all’interno”, rimarca l’astronoma Eva Schinnerer, dell’Istituto Max Planck per l’astronomia, in un comunicato stampa dell’ESO.

Il velo continuerà ad alzarsi con l’arrivo quest’anno del James Webb Space Telescope, per il quale PHANGS ha già riservato una finestra di osservazione, e che permetterà di vedere meglio tra le nuvole di gas e polvere.

Poi verrà il momento, più avanti nel decennio, dell’European Giant Telescope (ELT) dell’ES